Figlio di Anna, sorella di Rino, Alessandro Gaetano ha alle spalle una carriera artistica lunga 35 anni, costruita da musicista, cantante, compositore, organizzatore di eventi, attore, dj e music selector, e fotografo. Un artista di ampio respiro, erede del talento artistico di Rino tanto da farne respirare una personalità speculare, diversa ma uguale nella vocazione all’autenticità, che fa del sangue che li accomuna, la complementarietà dell’arte.
La Decima ringrazia sentitamente la famiglia Gaetano e Miranda Shkurtaj per la concessione dell’intervista ad Alessandro dalla quale emerge la bellezza del rapporto umano tra zio e nipote, che si sono dati l’uno all’altro nell’edificazione personale divenuta espressione d’arte e sentimenti da condividere in passato, come oggi.

Quando Rino Gaetano è venuto a mancare lei era ancora un bambino. L’Italia piangeva l’artista, ma lei perdeva suo zio..
“Uno zio vicinissimo. Sono cresciuto senza padre e lui è stato sempre presente nella mia vita e in quella della mia famiglia. Non perché sostituisse la figura di un padre, ma perché concedeva a noi nipoti quelle attenzioni semplici e penetranti che fanno, di chi te le riserva, un punto di riferimento nella vita da bambino, fatta di attese del suo arrivo e dei sorrisi che portava. Mentre da adulto riconosci, in quel punto di riferimento, l’insegnamento del valore dell’esserci per chi ami”.
I primi aneddoti che le vengono in mente in questo senso?
“Quando faceva un dono a me ad esempio, che sono il più piccolo dei miei due fratelli, li faceva ugualmente a tutti e tre. O quando ci portava a fare merenda a Monte Sacro, oggi diventato Bistrò dove continuo ad andare. Ogni suo gesto di singolare attenzione e cura per noi, era una parte costante della mia vita affettiva”.
2 giugno 1981. Che ricordi ha di questa data?
“Dell’incidente molto vaghi. Avevo quasi dieci anni. In quel momento sono rimasto in silenzio. In silenzio dentro e in silenzio fuori. Poi ho cominciato subito a fare i conti con il vuoto che mio zio aveva lasciato nella mia vita”.
Come si è avvicinato alla musica?
“Non ho studiato, non ho mai avuto un buon approccio alla metodica. Eppure già da adolescente, ho iniziato ad essere molto attratto dalla composizione e creatività. Nel periodo adolescenziale, da autodidatta, mi sono avvicinato alle discipline della musica, della fotografia analogica e digitale”.
Quando ha conosciuto Rino Gaetano artista?
“A casa ho sempre ascoltato i suoi brani, mia madre li metteva costantemente. Poi nei primi anni 90 andai ad abitare da nonna Maria, madre di Rino, dove c’era la stanza che custodiva in modo intatto tutto ciò che gli era appartenuto. Leggendo con attenzione i suoi testi, ascoltando con attenzione la sua musica, respirando la sua vita, ho iniziato a conoscere l’artista”.
Cosa le piaceva e le piace di lui?
“Il suo modo enigmatico di scrivere parole e poi fare il contrario dell’essere incisivi, quindi la complementarietà dei testi. Rino era in grado di parlare di problemi o denunce sociali, così come di esprimere la complessità dei sentimenti. Era una persona molto profonda, dalle sue parole non si può sempre dire di aver compreso cosa intendesse dire, ma certo ho amato e amo, quella sua rara sensibilità e coraggio dell’essere uomo e artista”.
Il trasferimento da sua nonna coincide con un passaggio importante per la sua carriera.
“Affinai la composizione di brani strumentali dalle influenze new wave e post-rock con registratore multitraccia a nastro a quattro tracce analogico, batteria elettronica, basso e una chitarra Ovation acustica e chitarra Eko M24, appartenute allo zio Rino”.
E’ stato importante il ruolo di sua nonna nella sua vita?
“E’ stata lei a comprare per me il multitraccia. Ma ha fatto di più. Era il ’92. Nonna mi sentì motivato e contattò personalmente il grande Marcello Casco per spronarmi verso la strada dell’arte. Lui a sua volta credette in me al punto di farmi vincere la timidezza che mi portava a rimandare l’approccio con il palco, fino a tendermi una trappola a fin di bene e farmi esibire al teatro cabaret AlFellini a Roma come musicista e cantante. Portai un brano di Rino e di altri artisti, ed il mio plettro era ricavato da un ritaglio delle schede telefoniche del tempo.. (sorride). Penso sempre a Marcello, che fu un vero tesoro, e credo che senza di lui e mia nonna, avrei continuato a rimandare il palco e la mia vita”.

Dal ’94 inizia un’intensa carriera da dj richiesto nei più prestigiosi locali romani, fonico di spettacoli teatrali, dj a Radio Onda Rossa (dal ’97 al 2003) e da autore di fotografie le cui personali vengono ospitate in molti luoghi di cultura, accompagnate da selezioni di musica ambient e new age, oltre che da proprie tracce. Ma Rino è sempre così vicino che dal 1999, lei è leader del tributo ufficiale che oggi porta il nome di Rino Gaetano Band dove oltre ad essere tour manager, è cantante e suona chitarra e piccole percussioni.
“Si. E’ il primo progetto in Italia nato per volontà di mia madre, che da tempo desiderava unire musicisti per formare un gruppo dedicato a Rino. Siamo partiti e portiamo un’intensa attività concertistica in tutta Italia”.
Negli anni la sua carriera corre veloce impostata su uno stile così autentico, da aver raccolto esperienze di featuring, di attore, di autore di colonne sonore, curatore di dj-set e autore di scatti scelti in ambito letterario, artistico e musicale. Dal 2022 è speaker di Radio Roma Sound 90.0 FM e conduce il suo programma Tempo Di-visioni. Dal 2011 organizza con Anna Gaetano il festival musicale Rino Gaetano Day a Roma, evento annuale che nel 2018 ha raggiunto i trenta mila partecipanti. Cosa direbbe, secondo lei, suo zio, di tutto questo?
“Fare il dj e la vocazione per la fotografia sono molto vicini all’arte di Rino. Ma sono sicuro direbbe: ‘tutto quello che hai fatto, stai facendo e farai, è la tua identità. Lo hai costruito tu, è tuo. Sono fiero di te”.
Perché ha scelto di partecipare all’Humanity?
“Perché valorizza l’autenticità degli artisti in musica e letteratura musicale. Credo che Rino abbia lasciato una grande eredità di pensiero, che avvicina gli uomini alla consapevolezza che essere forti di se stessi, poter esprimere la propria identità liberi nel rispetto del prossimo, possa creare una società in armonia. Una responsabilità di tutti, il cui messaggio è custodito in primis nell’arte”.
